N°F1 – FIAT 668 F MAURI

Ex. FITRAM La Spezia n.203 (1951 ricarrozzato nel1975)

In associazione dal: 2012

La sua Storia, abbastanza particolare:

I filobus FIAT 668 hanno rappresentato per molte città italiane un modello estremamente affidabile e duraturo nel tempo, molto spesso costituente la prima dotazione dopo la conversione della rete da tramvia a filovia. E’ proprio il caso della Spezia, la quale, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ha optato per questa avveniristica scelta, comportante la dismissione tra il 1951 e il 1953, dell’intero tracciato dei vecchi tram. Già nei primi giorni del gennaio 1951 i filobus effettuarono limitate corse prova, che anticiparono la prima uscita ufficiale dal Deposito del Canaletto, Domenica 28 Gennaio 1951 alle ore 10, quando un corteo di 5 Fiat 668 Viberti, fece da apripista per il nuovo servizio elettrico per le vie spezzine. Le vetture filoviarie erano composte da 13 unità, numerate 201÷217, figurando come uno dei più evidenti simboli cittadini della rinascita del primo Dopoguerra. I filobus 668 si dimostrarono da subito affidabili, versatili, maneggevoli e robusti : per 10 anni si dimostrarono padroni incontrastati del trasporto elettrico FITRAM. Vennero impiegati massicciamente sulla circolare 1/3 tra i quartieri Ovest di Pegazzano e Chiappa e la zona est con Migliarina ed il Canaletto, e sulla “costiera” linea 2 da Muggiano a Cadimare, con frequenti corse di rinforzo “barrate”, attestate presso gli anelli di Piazza Chiodo per la circolare e Pagliari e Marola per l’altra linea. Come ogni filobus reostatico, anche i nostri Viberti, in corrispondenza di diramazioni di linee, dovevano effettuare la manovra dello scambio, in caso di deviazione dal bifilare principale. Gli scambi della linea erano formati da due aghi fissi in posizione rettilinea. Se il filoviere doveva continuare la marcia sul bifilare di “corretto tracciato”, semplicemente lasciava marciare il mezzo per forza di inerzia moderando precedentemente la velocità per evitare scarrucolamenti : si attraversava un tratto isolato in corrispondenza dello scambio. In caso di deviazione sul bifilare secondario, invece, occorreva modificare la posizione degli aghi, transitando sotto lo scambio richiedendo corrente (accelerando), la quale andava ad eccitare i magneti presenti, che facevano spostare gli aghi. Questa tipologia di scambi è rimasta in uso sulla rete spezzina sino al 2012, quando sono stati sostituiti con altri nuovi, radiocomandabili direttamente dalla vettura ed evitando l’operazione della “battuta dello scambio”.

Il ricarrozzamento, per una nuova vita :

Negli anni Settanta la FITRAM decise, pur non potendo acquistare nuovi mezzi a causa di ristrettezze economiche, di mantenere la filovia Spezzina. Erano quindi necessari miglioramenti ai veicoli, che da quasi 30 anni non erano mai stati sottoposti ad una revisione generale, ovvero i 668 Viberti. Alcuni di essi subirono un importante e vistoso ricarrozzamento da parte della Mauri & C. di Desio, la quale, eseguendo il rifacimento in lega leggera di alluminio, riuscì a diminuire il peso del veicolo di circa 7 quintali, migliorandone le difese contro la ruggine e le altre ossidazioni o corrosioni. Furono montati pannelli anti rumore e anti vibrazione e cambiate le ante delle porte: l’entrata era a rientranza con rotazione, mentre l’uscita era a espulsione verso l’esterno, in base al flusso dell’utenza. L’unità pilota prescelta di questo progetto fu il Fiat 668 Viberti 203, veicolo trasformato nel 1975, che, da come già notato dalla pagina, è ancora oggi è conservato presso la nostra sede Associativa di La Spezia, in attesa di essere riabilitato al servizio.

Questo esperimento di ricarrozzamento della 203 si rivelò di successo e permise all’azienda FITRAM di continuare l’esercizio della filovia a regime di risparmio, senza acquistare nuovi filoveicoli. Altre unità scelte tra i 668 spezzini furono oggetto di questa modifica, quali la 209 e la 214. Una curiosità fu l’adozione sperimentale della Salita Anteriore sull’unità 209, con sistema di vidimazione automatica del biglietto, ma ben presto, dato che era l’unico veicolo con questa modifica, venne annullata poiché creava disagio tra gli utenti. Mentre molte città negli anni Settanta dismettevano la filovia per le difficoltà legate ai costi di esercizio che si erano venute a creare, La Spezia continuava a erogare un servizio di trasporto elettrico, aiutata anche da pezzi di ricambio e addirittura rinforzata con veicoli provenienti da Genova. Negli anni Ottanta la crisi avanzò sensibilmente e si notò soprattutto a livello dei mezzi : si assisté all’accantonamento di quasi tutti i Fiat 668 non ricarrozzati e le uniche unità in esercizio rimasero proprio i Mauri, a cui era stato affidato un grandissimo e delicato compito: portare avanti la filovia il più possibile. Insufficienti a soddisfare il servizio completo giornaliero (erano solo 7 vetture), furono limitati nel 1984 alla sola circolazione diurna e, l’anno successivo, le uscite erano solo al mattino o per corse di rinforzo. Il 1985 fu l’anno dello stop alla filovia, dopo 34 anni di servizio ininterrotto : erano necessari nuovi veicoli e interventi urgenti di riqualificazione della linea elettrica. Per fortuna ATC, che nel frattempo era subentrata alla gestione FITRAM, optò al mantenimento della filovia, che venne riaperta nel dicembre 1987 dal prototipo 800 dei Bredabus 4001.12, il quale iniziò a svolgere corse prova per le vie della città, mentre il nostro 203 Mauri continuò limitatamente ad alcuni periodi dell’anno, a svolgere servizio di Scuola Guida per i conducenti, sino alla consegna dei Breda nel corso del 1988.

Ambrogio Mauri, storia di un uomo onesto :

Ambrogio Mauri era un sognatore, un uomo onesto in un mondo corrotto. Lui ha sempre sopportato la sua esistenza sull’onestà.  Voleva che le aziende scegliessero i suoi autobus per la qualità e le innovazioni che offriva e non per una bustarella.  Ambrogio ha dedicato la sua vita alla sua azienda sin da quando era giovane, non ha fatto come molti imprenditori che hanno stanziato profitti per beni personali, ogni guadagno è stato reinvestito per migliorare la produzione o per progettare nuovi modelli.

Lui, un uomo onesto con solidi principi che ha trascorso ore e ore con i suoi lavoratori a lavorare sui mezzi, Ambrogio che si sporcava le mani di grasso e sdraiava sotto l’autobus perché voleva capire il problema e studiare per risolverlo. Migliorare i vecchi veicoli obsoleti nel tentativo di renderli più comodi per guidatori e passeggeri.  Se oggi saliamo sull’autobus senza gradini, lo troviamo caldo d’inverno e fresco d’estate lo dobbiamo a questo grande uomo che con la sua tenacia non si è mai arresoAmbrogio, schietto e diretto, che non ha mai inviato cose a nessuno e che ha continuato a farsi strada nonostante i piccoli e forti poteri hanno cercato di metterlo al bando, è stato un pioniere della progettazione dei veicoli di trasporto pubblico moderni , e questo riteniamo sia stato per lui il  soddisfazione.  Ambrogio che quando la compagnia fu in crisi fino all’ultimo, combatté con le unghie e i denti per non licenziare nessuno dei suoi lavoratori, quei lavoratori che rispettava con i quali aveva condiviso anni di vita, gioie e dolori.

Se vuoi contribuire o aiutarci a restaurare questo veicolo mandaci al nostro codice IBAN : IT35B 03069 09606 1000 00131994 una cifra simbolica che permetta il restauro completo di tale vettura per portarla al suo stato d’origine !

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